La polvere sollevata nella lotta ondeggiava ancora nell'aria rovente e i passeri tacevano, intimoriti dall'evento insolito.
Il presagio stava per compiersi. In due lo sollevarono a forza da terra e iniziarono a spingerlo indietro finché qualcosa gli sbarrò il passaggio. S'irrigidì. Spostò il tallone fino ad urtare la zampa della sedia, si aggrappò alla spalla di uno dei due e lo usò per contrastare la spinta, ruotò il bacino e piantò il piede sulla seduta riuscendo a respingerli.
Da dietro una mano pesante lo trattenne per la spalla, poi un braccio gli girò attorno al collo, stringendo. La pelle iniziò a formicolare come di sottili bollicine sempre più fitte e profonde nella carne. Qualcosa lo colpì al tendine d'Achille mandandogli a terra il piede. La vista iniziò a velarglisi e grosse lacrime corsero rapide sulla pelle. Le forze svanirono e il corpo, fiaccato, si piegò. Il contatto con il metallo freddo della sedia, schiacciato contro il corpo sudato, gli confermò la sconfitta.
Rapidamente gli bloccarono le caviglie e un polso alla sedia, poi il braccio allentò la stretta e lui riprese fiato un attimo prima di perdere i sensi. Fece respiri sempre più lunghi e profondi, mentre l'uomo senza occhi gli si avvicinava tenendo tra le dita una siringa carica. Non lo guardò mai negli occhi, prese il polso libero e lo tirò. Aveva tutti i muscoli doloranti per lo sforzo e la mancanza d'ossigeno, ma ugualmente ritrasse il braccio, spingendo il pugno contro la spalla per evitare la minaccia. L'uomo senza occhi serrò la presa arretrando con tutto il corpo e la sedia avanzò scattando sul pavimento sconnesso. Di nuovo sentì stringersi il collo. L'uomo senza occhi, per la prima volta lo fissò, poi diresse lo sguardo oltre le sue spalle ruotando appena le testa. La stretta tornò ad allentarsi. L'uomo lo fissò nuovamente, gli sorrise allungando le labbra in un ghigno sottile, strinse le palpebre attorno alle pupille, "Carlo" pronunciò.
Lasciò andare il polso e fece un passo indietro per lasciare spazio a Sacchetti. La siringa che aveva in mano fu trapassata da una lama di luce che fece balenare la minacciosa purezza biancastra del contenuto.
Sacchetti si fece avanti compiaciuto di essere stato chiamato e di potergli ancora far provare dolore e sconfitta. Afferrò deciso braccio ed avambraccio e cominciò a divaricare con forza sempre maggiore finché il prigioniero non sentì i muscoli prendere fuoco e le ossa tendersi verso il punto di rottura. O cedeva o si sarebbero spezzate. Sacchetti trattenne il braccio disteso e l'uomo senza occhi si avvicinò nuovamente. Lacerò la manica con un solo strattone secco e ben orientato, poi si chinò appena sul braccio scoperto e saggiò la vena gonfia facendola slittare sotto pelle. L'ago penetrò nella carne lasciando scorrere il contenuto della siringa e uscì. Gli occhi vuoti dello sconosciuto lo fissarono per un breve istante, poi si tirò indietro.
"Legalo" ordinò.
Sacchetti eseguì senza più incontrare resistenza. Continuava a guardarlo dritto in faccia, placato dalla vittoria lungamente attesa, e quando ebbe stretto la fascetta afferrò con forza la mandibola del prigioniero, strisciando via col pollice un rivolo di sangue addensato, sceso dal labbro gonfio. Subito ne uscì di fresco. Il prigioniero strinse i pugni attorno ai braccioli e Sacchetti lo costrinse a guardarlo in faccia, ammiccò e gli sorrise soddisfatto.
"Povero Tiziano! Ti fa male?", lasciò di colpo la presa, "Tranquillo! Tra poco non sentirai più niente."
Tiziano si sentì travolgere da una sferzata gelida. Per un istante tornò a fissare Sacchetti che si stava allontanando, poi abbassò lo sguardo, "Così no." Avrebbe voluto urlarlo, ma sarebbe stato inutile. Un sussulto convulso gli scosse i muscoli. Stava scendendo nel baratro ed era solo.

Ma ancora...

Di Leo le sorrise appena, come se quella risposta se l'aspettasse.
"Devo dirgli delle cose importanti, ho bisogno di vederlo subito. Questo non poteva saperlo quando le ha detto che mi avrebbe contattato lui."
"Appena lo rivedo glielo dico, e se lui sarà d'accordo, la richiamo."
Di Leo le fece un sorriso cattivo. La prese per un braccio e la spinse tra le macchine. "Tutto qui? Nient'altro? Come mai ha mandato te? Chi sei?"...

Sara lasciò andare i medicinali e gli mise la mano dietro la testa fissandolo a pochi millimetri di distanza, e lui non fu in grado di sostenere il suo sguardo. Abbassò gli occhi e li rialzò rassegnati. Era un sì.
Sara appoggiò le labbra e iniziò a bussare alla sua bocca con tocchi morbidi e lenti. Lui le andò incontro, strinse le siringhe nel pugno e Sara tra le braccia, lasciando che accadesse...

"Fai quella telefonata, Amanda."
Questa volta la voce di Massimo fu poco più che un sussurro. Lei era bianca e tremava. La strinse forte, poi la sua faccia scomparve nei capelli di lei e le sussurrò qualcosa.
Lei lo strinse a sé nell'intento di trattenerlo, sapendo invece che non avrebbe potuto farlo...

Puntò i piedi per tornare indietro, ma qualcuno la prese per i capelli e la trascinò, obbligandola a rimanere sdraiata sul pavimento.
"Bravi ragazzi! Divertitevi."
I due afferrarono la busta e ne controllarono il contenuto.
Lo sportello si chiuse e il terrore iniziò a scivolare sul viso di Sara dentro lacrime silenziose...

Cercò Sandro. Anche lui era stato immobilizzato. I suoi occhi incrociarono quelli di Massimo: non li aveva mai visti così azzurri e intensi, così pieni di ricordi e progetti, di delusioni e speranze. Tutto distrutto. Il suo respiro era profondo e regolare, come se tentasse di mantenere il controllo. Spingeva il polso della mano ferita sul petto...

Il tono di quel grazie e le palpebre appena socchiuse, esprimevano il suo desiderio di rimanere solo. Sara si avviò verso la porta con addosso la sensazione di poter fare di più e la certezza di non sapere cosa...

"Anche per te non sarà difficile trovarmi. Mai."

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